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Per non perdere la nostra umanità
Immagine di F. Cocco dal calendario Amani 2008 “Migranti”
Il 3 ottobre celebriamo la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza. È una ricorrenza italiana, non internazionale; una ricorrenza ufficiale, istituita con voto parlamentare in ricordo delle vittime del naufragio avvenuto a Lampedusa il 3 ottobre 2013. Circa 400 migranti perirono in mare: il loro numero non ha mai potuto essere accertato con precisione.
E così siamo chiamati all’impegno della memoria al tempo dell’oblio e al dovere dell’accoglienza nel tempo del rifiuto, del respingimento, dell’abbandono e della “remigrazione”, orribile parola che per alcuni in Italia e non solo è diventata programma politico.
Che cosa celebriamo, viene da chiedersi. Quando quelle centinaia di innocenti perirono, esisteva già da cinque anni e mezzo sulla scogliera di Lampedusa la Porta d’Europa, il monumento fortemente voluto da Amani in ricordo delle decine di migliaia di migranti inghiottiti dal Mediterraneo.
Due papi sono venuti a raccogliersi in preghiera sotto quel monumento, ma la strage continua. Il ricordo non basta.
Poi, in questa giornata dell’accoglienza leggiamo che un piccolo numero di medici vengono inquisiti per aver aiutato dei migranti giunti in Italia a evitare di finire rinchiusi nei Centri di permanenza per il rimpatrio. I Cpr sono luoghi di detenzione che fanno ammalare nel corpo e nell’animo, dicono questi sanitari, è nostro dovere cercare di tenerne fuori i “cittadini stranieri irregolari” in ogni modo legittimo. Per lo stesso motivo uno di questi medici, il dottor Nicola Cocco, infettivologo, è indagato addirittura per il reato di associazione per delinquere.
Noi ricordiamo. Vent’anni fa, Nicola Cocco partecipò giovanissimo a Nairobi a uno dei campi d’incontro organizzati ogni agosto da Amani. Era con noi allora e oggi noi siamo con lui, per non perdere la nostra umanità.