Editoriale
Dalla loro parte
Anno XXV, n. 2 Novembre 2025 - di Pietro Veronese
Talvolta ci interroghiamo sulle motivazioni di noi che siamo soci e parte di Amani, di coloro che con il loro lavoro danno vita alla nostra associazione, di quanti – e sono molti – generosamente la sostengono, rendendone possibile l’attività. Ci chiediamo perché lo facciamo, quali sono i motivi primi e lo scopo ultimo della nostra scelta.
A pagina 5 di questo numero del giornale possiamo trovare qualche risposta, nelle testimonianze di figli e genitori delle famiglie Formica e Sergi, che hanno trascorso parte delle loro ultime vacanze in Africa, a Nairobi, con i bambini e i ragazzi delle case sostenute da Amani. Ci dicono che è stata un’esperienza trasformativa, un viaggio che «ha lasciato un segno vero». Una scuola di «condivisione e semplicità». Centrale, nel racconto di ciascuno, è stato l’incontro con i ragazzi, «guardare negli occhi le persone», scoprire l’accoglienza e la generosità di chi pure dalla vita ha avuto ben poco. «I bambini di Kivuli mi hanno riempita di una gioia incondizionata», scrive Matilde Formica, 18 anni.
Un’eco fortissima a queste emozioni la troviamo in pagina 4. Lì sono raccolti da Anna Ghezzi i pensieri di campisti non più giovanissimi, venuti a festeggiare nel luglio scorso il venticinquesimo raduno dei volontari e delle volontarie di Amani. Distillate dal tempo, ritroviamo le stesse parole: condivisione, energia, speranza. E il senso fortissimo di essere parte di un gruppo, di un tutto: l’«appartenenza degli uni agli altri». Il ricordo di «un bambino che ci prende per mano» (ognuno ha il suo: anche io ho il mio). Fino all’assunzione di un memorabile impegno: «vivere onorando la propria esistenza e aiutando chi ha bisogno».
Tutto questo ci ha insegnato l’incontro con persone giovanissime, figli e figlie di un mondo diverso e lontano, cui la sorte ha imposto nei primi anni di vita condizioni molto dure, e che pure si avvicinano a noi con il sorriso e la mano tesa. Sono nati in un’Africa stravolta da una profonda trasformazione, che non è più quella del villaggio e dell’accudimento collettivo, ma un’Africa di megalopoli in rapida e continua crescita, un habitat dove ognuno è più solo, più spaventato, più fragile. Le persone che a milioni continuano incessantemente a confluire verso le metropoli africane, ci spiega Fabrizio Floris a pagina 3, non arrivano attratte dalla speranza – di opportunità, di benessere, di un destino migliore – com’è stato per esempio in Italia mezzo secolo fa, bensì spinte dalla disperazione, in fuga da un’agricoltura che non garantisce più il sostentamento e dal dissolversi del gruppo umano che provvedeva alla sicurezza di ciascuno.
Quest’Africa esposta, in parte travolta, costretta ad abbandonare antiche certezze senza trovarne di nuove, è un continente di giovani e giovanissimi. Ce lo confermano le statistiche demografiche. Come ha ricordato in un suo recente intervento Mario Giro, ex viceministro degli Esteri ed esponente della Comunità di Sant’Egidio, nel prossimo futuro la gioventù africana «diventerà il gruppo di età più grosso del mondo», con un miliardo di persone. La loro, dice ancora Giro, è una generazione di «figli di nessuno», perché il loro enorme numero, la loro energia fanno paura a un mondo che invecchia e «nessuno ne rivendica la paternità, a parte la Chiesa». «Nessuno li guida, nessuno li ascolta, nessuno li sente propri». Questa è la generazione, conclude, «che noi sentiamo parte della nostra famiglia».
O almeno vorremmo. Amani è una ben piccola realtà e aiutare la gioventù africana più sfavorita ad afferrare un futuro è un compito titanico. È forse questa la questione sociale più grande che l’umanità si accinge ad affrontare nei prossimi tempi. Quello che insieme possiamo provare a fare è solo cercare di “vivere onorando la nostra esistenza” – la nostra e la loro.
Cercare l’incontro, l’ascolto che è la base di ogni sostegno, è quello che Amani si sforza di fare da un trentennio. Ce lo ricorda il nostro Calendario 2026 (vedere a pagina 7). Mettiamoci dalla loro parte – imitando la scelta, compiuta senza neanche starci a pensare, dai genitori e figli Sergi e Formica – e già così saremo stati capaci di molto. Che poi, a volare, impareranno benissimo da soli.
Pietro Veronese, giornalista e socio di Amani.