Editoriale
La guerra pagata dai poveri
Anno XXVI, n. 1 Maggio 2026 - di Gian Marco Elia
Se anche la guerra contro l’Iran fosse finita quando leggerete queste righe, gli esperti ci dicono che i suoi effetti dureranno per molti mesi a venire.
Come non essere preoccupati di fronte a un quadro che anno dopo anno, dal Covid in poi, è segnato da un costante aumento dei prezzi dei beni di prima necessità? In Kenya in particolare, tra il 2024 e il 2025 si era già registrato un rincaro dei prodotti alimentari di base e dei beni di consumo primari. Prezzi alle stelle, che hanno reso la popolazione sempre più povera. A guidare questi aumenti è stata una micidiale combinazione di fattori: una legge finanziaria insostenibile per le fasce di reddito più deboli; condizioni meteorologiche avverse, che hanno compromesso i raccolti contribuendo alla crisi alimentare; esposizione del debito pubblico ai creditori internazionali. A questi si è aggiunta, come se non bastasse, l’ennesima guerra, provocando uno shock globale con ricadute devastanti per i più poveri del mondo.
Se possibile, la situazione è ancora più difficile in Zambia, già aggravata tra il 2023 e il 2024 dalla peggiore siccità degli ultimi quarant’anni, culminata nella proclamazione dello stato di disastro nazionale. La carenza d’acqua ha devastato l’agricoltura e inaridito il lago Kariba, riducendo drasticamente le riserve idriche e dell’80-85 per cento la produzione di energia elettrica. La Zambia, con i suoi oltre 22 milioni di abitanti, è oggi tra i Paesi maggiormente a rischio di insicurezza alimentare acuta. Il 60 per cento della sua popolazione vive sotto la soglia di povertà.
Secondo recenti statistiche Onu, Kenya e Zambia sono tra i Paesi africani maggiormente colpiti dalla fame. Altri si sono arresi all’emergenza energetica causata dalla guerra. Il Malawi ha dichiarato di aver esaurito le sue magre scorte di carburante e di non avere più valuta per comprarne altro. Immaginate un’intera nazione costretta a piedi.
È ormai di dominio pubblico che le ragioni dichiarate per giustificare questa serie inesauribile di conflitti non sono autentiche né credibili. Lucidi comitati d’affari alimentano le guerre e speculano senza scrupoli. Oltre alle vittime dirette, ve ne è un numero inimmaginabile che pagherà un prezzo altissimo.
Per noi è già chiaro che le conseguenze di tutto questo superano la nostra capacità di fare fronte alle necessità. Che cosa vuol dire patire la fame? Che cosa significa per gli zambiani e i keniani che incontriamo? Significa ridurre drasticamente i pasti quotidiani e la loro qualità, quindi malnutrizione, debolezza crescente, vulnerabilità alle malattie, impatto negativo sull’istruzione dei figli, diminuzione del reddito fino all’impossibilità di provvedere ai bisogni essenziali, a cominciare dall’uso dei mezzi di trasporto, il cui costo si è fatto proibitivo. Per due volte, negli ultimi mesi, ho visto nelle strade di Nairobi persone accasciarsi di colpo. Non ne ho la certezza, ma immagino sia questo l’effetto di una vita di stenti.
Per anni, un caro amico e grande benefattore di Amani mi ha esortato a chiedere aiuto in maniera esplicita, anziché limitarmi a descrivere i bisogni, lasciando all’iniziativa personale di ciascuno ogni forma di sostegno. Don Tullio Contiero, mitico cappellano universitario di Bologna, interrogava gli studenti senza timore di ripetersi, chiedendo loro che posto avessero i poveri nel loro piano di studi e nella loro vita. Il fatto è che di fronte all’enormità dei bisogni, le donazioni dovrebbero essere un dovere morale, non un gesto occasionale limitato alle festività o a una fase di abbondanza. Dovremmo chiederci con don Contiero che posto hanno i poveri nel nostro bilancio famigliare, nei profitti della nostra azienda, nei risparmi di ognuno di noi.
Cari amici di Amani, per quanto io mi sforzi di descrivere a parole quello che vediamo intorno a noi in Africa, vorrei che foste qui per incontrare di persona i destinatari del vostro aiuto. I loro immancabili ringraziamenti sarebbero così rivolti alle persone giuste, non a noi che siamo dei semplici mediatori, ma a coloro che donano. In tempi come questi, di disuguaglianze crescenti e povertà sempre più grave, non dimenticate il gesto più semplice, quello di firmare a favore di Amani il 5xmille della vostra dichiarazione dei redditi. È un gesto che non ha alcun impatto sui vostri bilanci ma è invece determinante nella vita di chi lo riceve. Se poi, a conti fatti, sentite di poter fare di più, questo è il momento.
Gian Marco Elia, presidente di Amani.