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Adesso tocca a me!
NOW me!, il nuovo progetto di Amani finanziato dall'Aics, crea spazi e opportunità per le giovani donne di Nairobi.
Anno XXV, n. 2 Novembre 2025 - di Anna Ghezzi
C’è una ragazza che da piccola voleva fare l’avvocata ma è finita in strada, a Nairobi: è rimasta incinta e, a 16 anni, con un bimbo in braccio, non riesce a immaginare qualcosa di diverso per il suo futuro. «Troppo tardi», dice. Ce n’è un’altra che si è diplomata: cercava un lavoro, le offrivano solo tirocini senza stipendio. Ma come fai a lavorare tutto il giorno senza essere pagate se hai una bimba, se tuo marito è stato licenziato, se non hai risparmi, o una famiglia alle spalle che ti può sostenere? Non c’è una vera scelta, in questi casi: addio carriera, spesso si finisce a fare altro, un lavoro meno specializzato, meno pagato, con meno prospettive.
Tra i tantissimi dati raccolti in tre anni di NICE (acronimo che sta per Need for Inclusive Children Education) è emerso anche che, tra i nuclei familiari che si trovano in condizione di estrema vulnerabilità, più di otto su dieci si reggono su una donna sola. Donne che vivono con meno di uno o due dollari al giorno, e che con questo devono sfamare quattro o cinque figli. È qualcosa che a chi lavora in strada e tra le baracche di certi quartieri di Nairobi è evidente da tempo, un fenomeno che racconta di una fragilità diffusa.
Ci sono mamme, nonne, sorelle, donne di età variabile che, anche in questo momento, stanno facendo i salti mortali per occuparsi di uno o più bambini. Ma se la maggioranza dei nuclei familiari in difficoltà estrema da cui provengono i bambini e le bambine che vivono in strada sostenuti in questi anni da Amani e Koinonia è composto da donne in difficoltà, allora aiutarle a cambiare la loro situazione può avere effetti benefici a cascata.
Come? È anche per permettere a giovani donne come loro di scegliere davvero e costruire solide basi per un futuro più stabile che è stato pensato il progetto NOW me!, acronimo che sta per Nurturing Opportunities for Women. Il lavoro vero e proprio comincerà nel 2026 e andrà avanti per tre anni. Ma la strada che ha portato fino a qui viene da lontano.
Nurturing Opportunities for Women in italiano si potrebbe tradurre “far crescere opportunità per le donne”, coltivarle, farle fiorire. E la sigla NOW me! risuona anche come un “Ora, ci sono io”. Perché dopo aver lavorato con focus sui bambini e le bambine, gli adolescenti, le famiglie, le scuole, le persone con disabilità e tanto altro, questa volta il centro di tutto sono le donne, i loro diritti, la loro posizione nella società, il loro ruolo così centrale nelle famiglie, le loro vite e carriere. Il progetto sarà finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e l’obiettivo, nel triennio, è offrire opportunità di formazione e lavoro a ragazze e donne vulnerabili, madri e non, per aiutarle a costruirsi una stabilità finanziaria. Perché, in fondo, l’indipendenza economica è una delle chiavi fondamentali per aprire porte, per la libertà di scelta.
Per NOW me!, Amani e Koinonia non saranno sole. Ci sarà Aidos, l’Associazione italiana donne per lo sviluppo, una Ong che lavora per i diritti, la dignità e la libertà di scelta di donne e ragazze, in collaborazione con organizzazioni locali nei paesi in via di sviluppo. Ci sarà Storielibere.fm, che invece è una piattaforma editoriale che crea podcast e prodotti audio. E ci sarà anche Comunità Nuova, che in Italia affianca i giovani più vulnerabili per aiutarli a costruirsi un futuro anche attraverso il lavoro e che porterà questa lunga esperienza sul campo, al fianco delle altre organizzazioni coinvolte.
NOW me! si svilupperà tra il 2026 e il 2028 tra la città di Nairobi e l’area di Kajiado, che nella geografia del cuore dei sostenitori di Amani è anche la zona di Ngong (forse serve riferimento chiaro a Casa di Anita? Penso alla pubblicazione online). I percorsi saranno diversi a seconda delle situazioni delle donne che incontreremo. Potrebbe esserci una ragazza che ha bisogno di tornare a scuola per prendere un certificato di scuola superiore. Un’altra che il diploma della scuola secondaria già ce l’ha e potrebbe allora iscriversi a una formazione superiore specifica. E ancora: potrebbe esserci chi ha abbandonato la scuola già alla primaria e non vuole tornare a studiare, ma potrebbe fare un corso professionalizzante. Non parliamo solo di corsi da parrucchiera, catering, estetista: la sfida sarà anche trovare qualcosa di diverso, dove ci siano ancora più spazio e prospettive. E chi ha fatto già corsi ma non trova lavoro? L’obiettivo è trovare percorsi adeguati, per esempio creando rapporti con aziende e offrendo stage e tirocini pagati: una possibilità a chi, senza stipendio, non si potrebbe permettere di imparare sul campo.
Non c’è solo la formazione, però, non c’è solo l’accompagnamento al lavoro. Grazie alla collaborazione con Storielibere.fm, le protagoniste del progetto idealmente potranno farsi sentire: potrebbero imparare a usare microfoni, scrivere testi, registrare e montare audio. Potranno raccontare le loro vite, le loro storie, far sentire il loro punto di vista sul mondo. Un racconto collettivo che vorremmo attraversasse le strade di Nairobi e arrivasse lontano. La creazione di un podcast vuole infatti essere un altro modo per dare voce a donne che spesso nessuno ascolta e vede, a donne che vivono in condizioni sfidanti, a quelle che in strada si devono nascondere per evitare la violenza, a quelle che magari la violenza l’hanno vissuta, dentro e fuori casa, e sono andate avanti lo stesso con una forza che chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltarle dal vivo non può dimenticare. Storie e voci capaci di ispirare altre donne, altre giovani, altri uomini e ragazzi.
Alla fine, si tratta di garantire gli stessi diritti a tutti e tutte. Ci si concentra sulle donne, oggi, perché sono loro che al momento, a Nairobi, non hanno lo stesso accesso all’istruzione, alla formazione, al lavoro, dei loro coetanei. Si tratta di non lasciare indietro metà della popolazione: c’è del potenziale inespresso da sostenere, perché possa fiorire.
Anna Ghezzi, giornalista e volontaria di Amani.