Articolo
La leonessa di Lisabi
Anno XXV, n. 2 Novembre 2025 - di Pier Maria Mazzola
«Essere stato involontariamente coinvolto nel movimento delle donne di Abeokuta in un’età in cui si è ancora molto impressionabili, come ho raccontato nel libro di memorie Aké. Gli anni dell’infanzia, ha preparato il terreno per la mia inesauribile sete di giustizia. Cominciò tutto negli anni Trenta del Novecento, quando le donne della mia città, guidate da mia zia, la formidabile Funmilayo Ransome-Kuti, si sollevarono in protesta contro le vessazioni fiscali del signore del feudo, l’Alake di Abeokuta, costringendolo ad abdicare».
Autore dell’omaggio altri non è che Wole Soyinka. Se la sua fama ha poi oscurato quella della zia – madre di suo cugino Fela Anikulapo-Kuti, il re dell’afrobeat –, seguendo gli indizi lasciati dal Nobel per la Letteratura si scopre una potente figura di femminista africana e, in filigrana, tutto un vasto movimento di donne.
Nata nel 1900 ad Abeokuta, nel Protettorato britannico della Nigeria meridionale, da famiglia benestante di fede anglicana, Frances Abigail Olufunmilayo Thomas è la prima ragazzina a frequentare la locale Grammar School. Nel 1918 è in Inghilterra a proseguire gli studi. Ne ritornerà semplicemente come “Funmilayo”: una volta conosciuto il razzismo da vicino, ha dismesso i suoi nomi cristiano-coloniali.
Fondamentale si rivelerà comunque l’incontro con un pastore anglicano, Israel Oludotun (detto “Daodu”), nella Grammar School in cui Funmilayo aveva cominciato a insegnare. Si sposano e lei diventa “Mrs. Ransome-Kuti” (molti anni dopo, ispirata da Fela, sostituirà l’inglese Ransome con il cognome yoruba Anikulapo). La loro casa, che andava popolandosi di quattro marmocchi, coincideva in pratica con la scuola – dove la formazione civica era, agli occhi di due insegnanti, non meno importante dell’apprendimento. Funmilayo era inflessibile specialmente nel bandire, tra gli alunni, soprannomi ed epiteti basati sull’origine etnica.
Memore dei suoi trascorsi di unica studentessa fra i maschi, aprì la prima scuola femminile di Abeokuta. E, donna di leadership, fondò l’Abeokuta Ladie’s Club, che da gruppo filantropico di signore dell’alta società mutò natura (e nome: Abeokuta Women’s Union) quando si rese conto che c’erano, là fuori, le “donne del mercato”, sottoposte a crescente oppressione fiscale (e non solo fiscale) pilotata – in perfetto indirect rule style – dal re dell’Egbaland, l’Alake Oba Samuel Ladapo Ademola II. In epoca precoloniale, invece, le donne avevano goduto di rilevanti poteri grazie al loro ruolo nell’agricoltura e nel commercio. Era ancora viva la memoria di Madam Tinubu, che nell’Ottocento era, a Lagos, la vera detentrice del potere. Di Funmilayo – che fu tra l’altro la prima nigeriana a guidare un’auto – si cominciò allora a parlare come di “seconda Tinubu”, o “Leonessa di Lisabi” (dal nome di un eroe del XVIII secolo), quando, nel 1946, si mise alla testa di una lunga lotta contro l’Alake, nonviolenta e partecipata da migliaia di donne (nell’inerzia totale degli uomini, eccetto Daodu). Nel 1949 il re abdicò.
Non mancavano, peraltro, i precedenti. Per esempio la “Rivolta delle donne di Aba” di vent’anni prima, nel sud-est, pure innescata dalle tassazioni. O l’Associazione delle Donne del Mercato di Lagos, nata negli anni Venti. E ancora il coevo Partito delle Donne Nigeriane. Adesso era il tempo dell’Unione di Funmilayo, che dall’originario Stato di Ogun si allargò fino a diventare la Nigerian Women’s Union.
La morte del marito, nel 1955, fu un duro colpo. Ma che non la fece desistere dal suo impegno. Si diede anche, con alterne fortune, alla politica vera e propria, e viaggiò all’estero, strinse alleanze con organizzazioni femminili in Africa e non solo.
La sua fine suggella una vita indomita. Lagos, febbraio 1977: Funmilayo è nella “Repubblica di Kalakuta” – la comune creata dal figlio musicista – quando irrompono i soldati. Mille. Colpendo, ferendo, devastando, incendiando. La fanno volare dal secondo piano. Morirà un anno dopo, il 13 aprile, in conseguenza dei traumi. «Buttano fuori mia madre dalla finestra, uccidono mia madre!», canterà Fela in Unknown Soldier. «È mia madre che uccidi – soldato sconosciuto –, lei che ha combattuto per il suffragio universale. Lei è l’unica madre per questo paese, è l’unica madre per la Nigeria».
Pier Maria Mazzola, giornalista e traduttore.