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La nostra Africa
Due famiglie in visita a Kivuli. Ecco la loro testimonianza
Anno XXV, n. 2 Novembre 2025 - a cura della Redazione
Augusto Formica
Siamo partiti per Nairobi con la testa piena di informazioni: sapevamo cosa aspettarci ma niente ci aveva davvero preparati a quello che abbiamo vissuto. Incontrare chi lavora ogni giorno per strappare questi bambini e le loro giovanissime mamme alla droga, alla fame, guardare negli occhi le persone, ascoltare le loro storie, vedere la dignità con cui affrontano la vita, ci ha toccato nel profondo. E come genitori vedere i nostri figli coinvolti, emozionati, attenti, ci ha fatto capire che questo viaggio ha lasciato un segno vero. Un seme di consapevolezza che crescerà con loro.
Chiara e Antonio ci hanno accolto con semplicità, gioia e dedizione. Ci hanno fatto sentire parte di qualcosa di vero e ci hanno ricordato che si può davvero cambiare le cose.
Viola Sergi, 14 anni
Già sapevo di essere molto fortunata, ma vedere con i miei occhi realtà così diverse dalla mia mi ha fatto rendere conto che noi giovani viviamo una vita piena di comodità, libertà e di opportunità. Spesso ci preoccupiamo di avere sempre le cose di ultima moda, di piacere agli altri, e ci lamentiamo per cose banali. In Africa invece ho visto e ascoltato storie, vite ed esperienze molto diverse ma anche molto più difficili, eppure ho notato che i ragazzi lì affrontano tutto con forza, coraggio e gioia e con la speranza di crearsi un futuro migliore.
Emiliano Sergi, 17 anni
Questo viaggio è stata una delle esperienze migliori della mia vita. In pochi giorni ho cambiato visione del mondo. A Nairobi la realtà è completamente diversa dalla nostra: la povertà sembra la normalità, vivere con poco, in condizioni igieniche e sanitarie disastrate e con difficoltà all’accesso ai beni primari è all’ordine del giorno. Sappiamo tutti che “l’Africa è povera e in difficoltà”, ma vedere con i propri occhi la sofferenza delle persone, sentire le loro storie, i loro problemi, fa la differenza.
Mi capita spesso di non voler andare a scuola, di non avere voglia di studiare, di lamentarmi per motivi insignificanti. Un viaggio come questo ti fa capire veramente la grandissima fortuna che abbiamo ad avere tante cose che diamo per scontate: una famiglia, una casa, l’educazione, la sanità e la fortuna di potersi costruire un futuro.
Francesco Formica, 16 anni
Appena arrivati, mi ha colpito il forte contrasto tra la città e la baraccopoli. Da una parte i palazzi moderni e le auto di lusso, dall’altra strade di terra, case fatte di stoffa e lamiera, abitate da persone che vivono con pochissimo.
Al Kivuli Centre ho trovato un’atmosfera magnifica. Ogni giorno partecipavamo alle attività del centro. Giocavamo e parlavamo con bambini e famiglie, aiutando come potevamo. Mi ha colpito la costante gioia dei ragazzi, anche nelle situazioni di povertà più estrema. Ridevano, cantavano, correvano felici. E noi con loro. Ho visto quanto può essere importante una piccola cosa: un pasto, un quaderno, un disegno o un sorriso.
Tornando in Italia mi sono sentito diverso. Il viaggio in Kenya non è stato solo un modo per conoscere un nuovo meraviglioso Paese, ma per aprire gli occhi sulla realtà e capire quanto sia importante la condivisione e la semplicità.
Matilde Formica, 18 anni
L’unica differenza tra me, Esra, Patrick, Haven, Bravin, Philip e tutti gli altri è che io faccio parte di quella minoranza di persone che ha troppo, loro della maggioranza di persone nel mondo che non ha niente. Eppure loro sono felici, non hanno nulla ma apprezzano tutto. Glielo si legge negli occhi, occhi che hanno visto cose che nessun bambino dovrebbe mai vedere, ma che nonostante questo continuano a cogliere il bello delle cose.
I bimbi di Kivuli si stupiscono di ogni cosa. Esra mi ha chiesto se in Italia ci sono le giraffe, io intanto pensavo alla sua storia, alla sua casa, alla sua vita quando era in strada. Da subito hanno condiviso tutto, ci hanno travolti con spontaneità, calore, leggerezza.
Quando sono in macchina e guardo i palazzi e le vetrine dal finestrino, per un attimo rivedo le strade di Kibera, le case di lamiera, i muri con le pubblicità dipinte sopra, i colori sgargianti della vernice accostati alla terra rossa. Poi tutto torna di nuovo grigio, spento, e io sono di nuovo nella mia città.
C’è qualcosa di sbagliato, di corrotto, nella nostra società, ma per capirlo bisogna guardare cosa c’è dall’altra parte. I bambini di Kivuli mi hanno riempita di una gioia incondizionata, mi hanno risvegliata dal mio sonno fatto di illusioni e finzioni. Sono grata a ciascuno di loro per avermi insegnato a guardare di nuovo il mondo. Me li porto nel cuore ogni giorno e spero che le persone possano cogliere anche un millesimo della loro ricchezza nei miei occhi.
Agata Formica, 11 anni
L’esperienza che ho fatto in Africa è stata molto particolare. Lì la gente non vive come viviamo noi, se non lo vedi non te lo immagini, neanche con la più spensierata fantasia. I bambini sono sempre felici, indipendentemente da cosa stanno facendo e dal loro stato d’animo, e questa cosa mi ha fatto pensare molto. Ho pensato e ripensato a quello che hanno vissuto e mi sono detta: “io non riuscirei più nemmeno a sorridere”. Mi è piaciuto stare in mezzo a persone gioiose pronte a venire a batterti il cinque solo per vedere il sorriso che si allarga sulla faccia e sorridere a loro volta. È stato un viaggio stupendo, spero di avere l’occasione di poterlo rifare.
Paola Bertaglia
Siamo arrivati a notte fonda. Guardando fuori da un finestrino, come spesso ci è capitato nei giorni a seguire, abbiamo iniziato a conoscere Nairobi e a capire che nemmeno di notte ci si ferma e che nella penombra c’è un mondo sempre in movimento. Noi dentro un’auto che sobbalza, clacson, persone, matatu, odori, fumo che si alza verso l’alto e poi eccoci a Kivuli Center.
Tutto si dilata, si distende, anche gli spazi, pare anche il cielo. Quel campo al centro e le ringhiere con i panni stesi, dietro le stanze. Spazio accogliente, che cura, ospita, cresce. E quel viaggio pensato e desiderato per la nostra famiglia prende inizio.
Ci sentiamo accolti, viviamo giorni di emozioni intense, con il “volume al massimo”. Abbiamo osservato, spesso in silenzio, senza parole, ascoltato le testimonianze generose di vite complicate. Piano piano i nostri ritmi si sono fatti i loro… E i nostri cuori hanno incontrato la Comunità.
E la nostalgia al nostro ritorno? Inaspettata! Allora tutto si è fatto chiaro, il tempo e il luogo è stato riconosciuto come il migliore e prezioso che abbiamo vissuto insieme ai nostri figli e a tutte le persone incontrate, per coltivare i valori della fraternità e della cura.
Grazie Amani per averci accolto, grazie per la possibilità che avete dato alla nostra famiglia.
Laura Ginocchini
22 luglio 2025 ore 15, Kivuli ci accoglie con discrezione mentre il mio cuore sfrigola di emozioni variopinte. Ho percorso questi luoghi talmente tanti anni fa che quasi non ne ho memoria. Ma questa volta l’emozione più forte è quella di essere tornata con mio figlio e mia figlia.
La prima sorpresa è trovare l’acqua potabile dal rubinetto, incredibile! E ovviamente mi sono alleggerita di qualche chilo di preoccupazioni! Magico anche l’incontro con Chiara e con l’altra famiglia che aveva avuto la nostra stessa pazza idea e che abbiamo conosciuto a Kivuli.
Poi tanti occhi, tante mani, il cuore e lo stomaco stretti per le durissime storie di vita segnate dalla povertà, dalla violenza, dall’assenza di opportunità e di qualsiasi supporto da parte dello Stato. A Nairobi si paga anche per partorire.
Il desiderio profondo è prendere tutte e tutti tra le braccia e portarli al sicuro, in particolare i bambini e le bambine che hanno vissuto in strada, privati addirittura di una delle cose più essenziali: l’amore di qualcuno che si prenda cura di te.
Il contatto stretto rende difficilissimo tornare alle proprie vite anche dopo una permanenza così breve. Le proprie comode, pulite e spesso solitarie vite in un mondo anziano, individualista e fin troppo regolamentato. I bambini a Kivuli si fanno i muscoli mentre si arrampicano sorridendo tra i tetti con le loro ciabattine e sono felici di andare a scuola e avere una nuova prospettiva di vita. Ai nostri bambini e alle nostre bambine cosa stiamo insegnando? Ma forse anche questo ci può aiutare a essere persone più tolleranti e vivaci e a sorridere. E fa riaffiorare la voglia di una vita più comunitaria.
Il desiderio di ripartire presto rimane sotto la pelle.
Vittorio Sergi
Sono tornato a Nairobi a 24 anni dal primo incontro e a 18 dall’ultima volta. Nel 2007 anche Amani partecipava a Nairobi al World Social Forum, un capitolo importante del movimento per la giustizia globale in cui mi sono impegnato per tutto il primo decennio del Duemila. Quest’anno sono tornato con i miei due figli adolescenti e la mia compagna Laura per condividere con la mia famiglia il prezioso punto di vista che quella esperienza mi aveva regalato: quello di una città africana vista dal livello della strada, anzi dalla prospettiva dei bambini e delle bambine di strada. Sono stato felice di vedere che i progetti e la comunità che ho conosciuto vent’anni fa sono cresciuti sia a livello materiale che culturale e sociale.
Accompagnare all’alba il lavoro di Jack, educatore di strada, visitare le scuole elementari dove i bambini e le bambine di strada ritornano uguali agli altri, condividere un pasto con le giovanissime madri che difendono i loro piccoli dal degrado della povertà, sono stati momenti di intensa comunicazione umana. Lo sviluppo tumultuoso della società keniana ha reso il quartiere di Riruta, dove abbiamo passato molte delle nostre giornate, un luogo affollato e brulicante di vita e contraddizioni. I movimenti sociali che hanno scosso il Paese nell’ultimo anno hanno attraversato anche le vite dei giovani della Gen Z che lavorano e frequentano questa comunità lasciando un segno. Il forte valore della solidarietà e dell’aiuto reciproco si accompagna oggi alla consapevolezza che è necessario anche un cambiamento sociale profondo.