Articolo
L’opportunità di una vita
Quando una borsa di studio fa la differenza
Anno XXVI, n. 1 Maggio 2026 - di Ignazio Oliva e Anna Ghezzi
BEN FATTO, DOTTOR OTIENO
È un caldo giorno di maggio 2018, quando guardo con orgoglio quasi paterno Melvin Otieno che con i suoi compagni lancia il cappello in aria alla cerimonia di diploma della International School di Roma.
Dietro alla leggerezza di quel gesto c’è molto di più, c’è un percorso tortuoso, partito da un sobborgo che negli anni ’70 era un quartiere modello e che pian piano si è sempre più degradato, il Kenyatta Market a Nairobi, Kenya. È lì che Jack Matika, uno dei più validi educatori di Koinonia, vide per la prima volta Melvin. Non lontano dallo slum di Kibera, Kenyatta Market è il luogo di ritrovo di tanti bambini che vivono in strada e cercano costantemente qualcosa da mangiare tra i rifiuti.
Melvin aveva 11 anni, faccia pulita dice Jack, un viso innocente. Ma quel giorno non riuscì a parlargli, Melvin si dileguò. I bambini che vivono in strada non si fidano di nessuno. È comprensibile, considerando la durezza a cui li ha abituati la vita di strada, ma anche e soprattutto il fatto che spesso in quei luoghi l’estraneo che ti tende la mano non lo fa per aiutarti ma per farti del male.
Jack non si arrende, ritorna più volte e finalmente tre o quattro giorni dopo avvicina Melvin e riesce a parlargli: il bambino ha la mamma malata e a casa non c’è da mangiare per tutti, ha due fratelli ed una sorella. Va alla ricerca di cibo durante il giorno per poi tornare a casa la sera, o meglio alla baracca, da sua madre. Jack gli parla di Ndugu Mdogo, il centro di prima accoglienza a Kibera, lì potrà mangiare ogni giorno e magari avvicinarsi alla comunità di bambini seguiti da Koinonia e da Amani.
Così Melvin inizia a frequentare il centro con costanza ed interesse, lo fa da esterno e la prima volta che partecipa ad attività educative Jack si accorge che quel bambino ha una marcia in più. I voti di Melvin a scuola sono ottimi e si decide di iscriverlo agli ultimi anni delle medie e poi alle superiori. Melvin non delude, ottiene risultati sempre migliori, tiene tanto allo studio e, anche se nelle attività collettive è un po’ riservato, partecipa sempre attivamente. Jack ricorda la sua testardaggine nel voler fare bene le cose. Quando gli si affida una responsabilità, vuole assicurarsi di assumerla bene e fino alla fine.
A sedici anni, nel 2016, si prospetta un’occasione straordinaria. Amani e Koinonia vengono sollecitate dalla Rome International School a segnalare uno studente particolarmente meritevole. Melvin viene selezionato e potrà frequentare gli ultimi due anni di liceo a Roma. È un salto enorme, geografico e culturale. In Italia è accolto da una famiglia grazie all’associazione Intercultura e viene accompagnato e seguito anche da me e da tutta Amani in questo nuovo percorso, sperimentando per la prima volta cosa significhi sentirsi sostenuti anche lontano da casa.
Quei due anni non sono solo un traguardo scolastico, ma una grande prova di maturità. Melvin affronta la distanza, la lingua, un mondo completamente diverso dal suo, senza mai perdere di vista l’obiettivo. Dà prova di una qualità rara: una determinazione silenziosa, costante, quasi ostinata. Nonostante qualche momento di difficoltà iniziale, come è umano, studia, eccelle, diventa per due anni consecutivi il miglior studente della scuola. Conclude il percorso scolastico e dopo quel giorno di un caldo maggio romano in cui fa volare in aria il cappello, anche lui vola e ritorna a Nairobi, portando con sé non solo un diploma, ma una visione chiara del proprio futuro. Si iscrive alla facoltà di Medicina. È una scelta che parla di restituzione, di responsabilità, di desiderio di avere cura degli altri. L’11 dicembre scorso, Melvin si è laureato.
L’incontro ormai lontano con Koinonia e Amani a Nairobi ha rappresentato il punto di svolta. Un luogo sicuro, un’educazione, qualcuno che credesse in lui prima ancora che lui potesse farlo da solo. La storia di Melvin dimostra qualcosa che ad Amani constatiamo ogni giorno: la necessità può diventare un motore potente di riuscita, quando incontra opportunità vere e relazioni educative solide. Melvin non è un’eccezione miracolosa, ma il risultato concreto di un percorso fatto di impegno personale, sostegno, fiducia e tempo.
Oggi siamo tutti orgogliosi di lui. Orgogliosi come associazione, come comunità, come persone che credono che investire nei bambini e nei ragazzi non sia mai un atto di carità, ma di giustizia.
Ignazio Oliva, attore e socio di Amani
CATE, PAULINE E LA CONQUISTA DELL’AUTONOMIA
Catherine Velma ha 26 anni, una laurea in Commercio con specializzazione in Finanza alla Egerton University e un calendario pieno di colloqui di lavoro. Cerca annunci e manda cv con la stessa costanza e determinazione che le ha permesso di arrivare alla laurea dopo aver smesso di andare a scuola da piccolina, per lavorare, dopo la morte della mamma. Cate ha finito di studiare quasi un anno fa: «Le aziende chiedono almeno tre anni di esperienza», dice. Ma l’università che ha frequentato non prevedeva tirocini curricolari. E se anche ora volesse fare un tirocinio gratuito – dovendosi pagare le spese di trasporto, oltre ad affitto e spesa – di tirocini gratuiti per lei non ce ne sono, sono riservati principalmente a studenti e studentesse. E siamo da capo.
Per Cate studiare è stato un privilegio non scontato. Quando sua madre è morta, è andata a vivere con la zia. A nove anni ha iniziato a lavorare come colf. Poi è arrivata alla Casa di Anita, ha cominciato a sognare di poter tornare sui banchi. «Quando lavoravo vedevo i bambini andare a scuola e volevo tornarci anche io», ricorda. «Quando è successo, ero così felice».
Cate è sempre stata innamorata della matematica e della competizione. «Per me era divertente», dice. «Mi motivavo da sola, tanti altri non avevano voglia di stare a scuola, io sì». Avrebbe voluto diventare chirurga ma i voti di chimica e biologia si sono messi di traverso. Lei sognava e sogna l’autonomia, un futuro in cui potersi prendere cura della sorella Mery, che ora ha 20 anni e studia Ingegneria Elettrica. «Siamo solo noi», dice. Cate non vuole dipendere più da nessuno. Seguendo il filo rosso dei numeri dal sogno di medicina è passata alle banche, alla finanza.
A competere con la voglia di studiare di Cate, ai tempi della Casa di Anita c’era solo Pauline Wamboi. Pauline è stata sostenuta da piccola con il programma Outreach che segue le ragazze in stato di bisogno che vivono in famiglia. A fine 2025 si è laureata in Informatica e Matematica alla Maseno University di Kisumu. Sia per lei che per Cate il passaggio all’università non è stato scontato, non lo è mai: Amani, grazie alle borse di studio istituite da un gruppo di amici di don Giorgio Basadonna, riesce a sostenere alcuni ragazzi e ragazze meritevoli. Ma non tutti. Per loro due questa possibilità non c’era, mancavano fondi. Poi, due donazioni inaspettate: Laura, un’insegnante che vive in Svezia, ha voluto istituire una borsa di studio in memoria di suo padre Tiziano Bollati che a 14 anni aveva dovuto lasciare la scuola per lavorare e che ha fatto di tutto per far studiare lei e il fratello. Alberto, volontario di Amani, ha dato esecuzione alla volontà di sua mamma Marina, maestra, di destinare un gruzzolo alle ragazze di Anita che volessero studiare. Detto, fatto. «Mi hanno pagato le tasse scolastiche e l’affitto», dice Cate. «Io dovevo solo pensare a studiare».
A novembre 2025, Catherine Velma ha discusso la sua tesi. Pauline Wamboi lo ha fatto poco dopo. Un traguardo che è in realtà un nuovo punto di partenza. Le aziende vogliono esperienza anche dalle neolaureate. Ragazze e ragazzi studiano e si formano con talento e determinazione, superando ostacoli per noi difficili da immaginare. Spesso, come per Cate, senza mamma e papà alle spalle. Soli anche davanti a un mercato del lavoro complesso. Cate non demorde, va avanti, colloquio dopo colloquio, con la stessa testardaggine tranquilla con cui da bambina si motivava a studiare. Nei prossimi dieci anni si vede con una carriera avviata, autonoma, con una stabilità che, vista da qui, è distante anni luce dalla precarietà di chi lotta ogni giorno per mettere insieme cena e affitto settimanale con lavoretti precari. Una famiglia? «È presto». Per lei la laurea, oggi, non vale ancora un reddito. È ospite, ancora una volta. Ma non sarà sempre così: «L’educazione è una risorsa permanente nel tempo» afferma convinta. «Troverò un lavoro, starò bene. Ho una laurea e la cultura necessaria per andare avanti nella vita».
Anna Ghezzi, giornalista e volontaria di Amani
IL PROGRAMMA BORSE DI STUDIO È MAGGIORENNE
Nato nel 2008 con alcune borse di studio in memoria di don Giorgio Basadonna – che a Milano spese la sua vita per i giovani – questo programma garantiva inizialmente l’istruzione di alcuni studenti Nuba rifugiati a Nairobi. Il sostegno è poi cresciuto, insieme all’ambizione e ai risultati dei suoi beneficiari, ispirando nel tempo altre persone a contribuire al percorso di studenti meritevoli.
Ogni borsa copre le tasse universitarie, il vitto, l’alloggio, le spese per gli spostamenti e un’assicurazione sanitaria di base.
In questi 18 anni il programma ha sostenuto 26 giovani di cui 14 studenti e 12 studentesse che hanno scelto di formarsi negli ambiti più diversi:
- Scienze della Cura e della Salute
- Tecnologia e Statistica
- Economia, Finanza e Management
- Scienze Umane, Sociali e della Formazione
- Turismo e Ospitalità
Il programma prosegue con il medesimo obiettivo: dare strumenti concreti a giovani di talento affinché possano costruirsi, con il proprio impegno, un futuro dignitoso.