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Pole pole, camminiamo insieme
STORIA DI UNA COPPIA DI VOLONTARI CHE, ATTRAVERSO GLI ANNI, HANNO SAPUTO COSTRUIRE "PIANO PIANO" UNA COMUNITÀ SOLIDALE
Anno XXV, n. 1 Giugno 2025 - di Chiara Michelon
“Pole pole”: chissà quante volte chi ha frequentato l’Africa ha sentito queste due piccole parole piene di significato in lingua kiswahili. Paolo e Giuliana se ne sono innamorati, perché “pole pole” racconta di lentezza e di attenzione, di cose piccole fatte con amore, di cuori sensibili e occhi grandi. Per questo Pole Pole è stato il nome che hanno scelto per la loro associazione, diventata ufficialmente una Onlus con sede a Torino circa una ventina di anni fa.
Come nelle storie più belle è giusto cominciare con C’era una volta… Anzi, meglio ancora, C’erano una volta… due giovani fidanzati torinesi, Paolo e Giuliana, che all’inizio degli anni ’80 cominciarono a interessarsi di Africa, a studiare questo continente così affascinante e controverso e a intraprendere i primi spostamenti per conoscerlo da vicino. Fu così che, dopo un primissimo viaggio nel 1981 con i missionari della Consolata, nel 1982 partirono con l’organizzazione di Milano Africa Oggi per un campo di lavoro in Zambia. Africa Oggi, fondata da Adriano Zanini nel 1978, proponeva – e propone tuttora – viaggi fatti con uno spirito fraterno di condivisione, dando la possibilità di lavorare e di vivere la quotidianità con gli abitanti di alcuni Paesi in via di sviluppo, gomito a gomito. Fu qui che conobbero padre Kizito, in quale in un poverissimo Zambia dai tratti prettamente rurali, in mezzo a ex miniere di rame e una savana enorme, aveva riunito attorno a sé una comunità di cristiani africani, Koinonia: un insieme di persone desiderose di impegnarsi, che amavano la propria tradizione africana almeno quanto amavano leggere e mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo. Padre Kizito stava costruendo, al tempo, i basamenti della chiesa della parrocchia di Bauleni, la baraccopoli “al di là del cimitero”. Era considerato il posto degli esclusi ma lui stava riuscendo nel difficile intento di consolidare la piccola comunità di insegnanti, falegnami, contadini registrandola in Zambia come Charitable Trust, una specie di Fondazione. Fu quell’incontro importante, forse, a gettare il primo seme in loro: Paolo e Giuliana si promisero di tornare e di dare un sostegno concreto a quell’Africa così viva, sincera e proiettata al futuro.
Ci sono stati poi il matrimonio, i figli, il lavoro e gli impegni di una giovane coppia, anni in cui l’Africa sembrava lontana, ma la notizia che Kizito era a Torino arrivò dritta a casa Vischi e non ci fu esitazione. Raggiunsero Kizito, ascoltarono i suoi racconti davanti a un pubblico curioso e si fermarono per salutarlo. Con il calore di un abbraccio e ritrovando dentro agli occhi azzurri del missionario l’intensità di quello che avevano vissuto, ricominciano a pensare all’Africa e decisero di partire di nuovo, alla volta del Kenya, con un gruppo di amici di una parrocchia, nel 2003. Di ritorno in Italia pensano che qualcosa bisogna fare, strutturarsi, dare un sostegno più concreto, più tangibile, rafforzati da una situazione familiare più stabile e da una rete di amici partiti con loro e con addosso gli stessi desideri. Chiedono consiglio a Gian Marco Elia, il presidente di Amani, che sostiene Kizito nei suoi progetti in Africa, su come muoversi per far nascere un’associazione, si informano, studiano, fanno ricerche e quando tutto è definito il nome viene da sé. Pole Pole. «Perché siamo piccoli e quindi facciamo le cose piano piano», racconta con una profonda umiltà Paolo Vischi. «Ma anche perché ci siamo resi conto che in Africa o vai piano o i poveri non li vedi, non te ne accorgi».
Oggi Pole Pole è formata da una quindicina di persone, soprattutto adulti, ed essendo una piccola realtà si appoggia ad altre associazioni più grandi, come Amani, appunto. Il segreto della durata e della capacità di operare delle Onlus è lavorare insieme, cercare associazioni simili alla tua, con gli stessi ideali e valori e camminare fianco a fianco, per essere più giusti, forti ed efficaci. Per chi lavora nel non profit, la politica dei piccoli passi e dei microprogetti dimostra quasi sempre di essere più incisiva delle grandi opere. Pole Pole si impegna su questo fronte: dare sostegno alle comunità locali più vulnerabili per migliorare le loro condizioni di vita e riconquistare dignità e diritti, guardando al piccolo progetto che, una volta riuscito e sviluppato, può costruire grandi cose. «Lo scambio con Amani è fondamentale per noi» -continua Paolo – «perché da soli non avremmo le forze di seguire i progetti in corso e di tenerci aggiornati su tutto. Abbiamo una fiducia cieca verso Amani e Kizito e grazie al loro lavoro possiamo continuare ad allargare lo sguardo verso nuovi spazi: abbiamo cominciato sostenendo alcuni progetti in Kenya, come la costruzione di un’ala della Shalom House, e in questo momento ci stiamo dedicando maggiormente allo Zambia». Sì, perché dal 2003 in poi Paolo e Giuliana sono tornati in Africa più volte, hanno conosciuto la realtà di Mthunzi, sono tornati in Kenya e hanno invitato numerosi giovani piemontesi a partire per i campi di incontro estivi insieme ad Amani. La loro attenzione è rivolta in particolar modo all’istruzione e alla salute, due grandi pilastri per una crescita dignitosa e solida della popolazione africana.
«Uno dei nostri ultimi viaggi è stato in Zambia, ad aprile, insieme ad amici che non conoscevamo ancora, come Mauro Palazzi e sua moglie Patrizia, soci storici di Amani. È stata un’esperienza formativa bellissima: lavorare con Amani ci dà tanta gioia e ricchezza». È proprio in quest’ultimo viaggio che hanno potuto toccare con mano e apprezzare le nuove stanze, i bagni rinnovati, che i sostenitori torinesi dell’associazione hanno contribuito a realizzare, e il progetto di Mthunzi Mufana, avviato due anni fa da un’idea di Pole Pole e coordinato dagli operatori di Koinonia Robert e Moses. Mthunzi Mufana dà seguito a un progetto finanziato dall’Unione Europea nel 2021 e ormai terminato. Prevede di seguire per tre anni il percorso di 60 bambini e bambine, dal punto di vista dello studio, della cura e dell’alimentazione, è gestito autonomamente da un social worker di Koinonia e il prezioso supporto di una rete di volontari. Le attività che propone e che Pole pole sta finanziando sono diurne e focalizzate sull’animazione educativa e il reinserimento scolastico, dal mattino al pomeriggio inoltrato, con colazione.
Non pensate che Paolo e Giuliana in Italia stiano con le mani in mano. Il loro pensiero è sempre lì, al benessere dei giovani ex bambini di strada. Anche da qui assicurano visite mediche, piani scolastici e prospettive nuove per i ragazzi africani indicati da padre Kizito che si stanno costruendo un futuro. Oppure si fanno punto di riferimento per l’accoglienza dei giovani artisti durante i loro tour in Italia, come quello del “Tiyende Pamodzi”, lo spettacolo di musica, danza, acrobazie e tradizioni della scorsa primavera. «Con loro abbiamo potuto condividere poco tempo» – ci raccontano Paolo e Giuliana – «ma è stato un tempo fatto di calore, accoglienza, voglia di incontrarsi e stare insieme. Sono stati due giorni intensi, pieni, belli. In cui abbiamo camminato insieme».
Chiara Michelon, scrittrice e volontaria di Amani dal 1999.