Articolo
Riannodare il filo spezzato
L’aiuto della Chiesa Valdese per l'attività con i bambini che vivono in strada a Nairobi
Anno XXVI, n. 1 Maggio 2026 - di Raffaella Ciceri
Da almeno 15 anni la mia dichiarazione dei redditi ha due punti fissi: il 5×1000 ad Amani, l’8×1000 alla Chiesa Valdese. Mentre il 5×1000 ad Amani non ha mai avuto bisogno di spiegazioni, la scelta di devolvere l’8×1000 alla Chiesa Valdese è sempre stata, più che altro, una speranza: che servissero davvero a qualcosa, quei pochi soldi ricavati anche dalle mie imposte. Per questo, mi si è allargato il cuore scoprendo che tra i 1.463 progetti sostenuti l’anno scorso dalla Chiesa Valdese — 1.032 in Italia e 431 all’estero — ce n’è anche uno di Amani. Si chiama “CARE: Children’s Assistance and Rehabilitation for Empowerment” e riassume l’impegno e il senso degli interventi di Amani e Koinonia in Kenya da trent’anni a questa parte.
Chi segue Amani e legge questa rivista sa cosa significa lavorare ogni giorno tra le baraccopoli di Nairobi, sa cosa vuol dire guadagnare la fiducia di un bambino che non si fida più degli adulti. Secondo il Department for Children Services del Kenya, oggi i bambini che vivono in strada sono tra 60.000 e 80.000, e il loro numero non diminuisce. A Nairobi, crescere per strada significa violenza, dipendenze. Significa perdere il filo che ti lega alla tua famiglia. Amani e Koinonia Community cercano di riannodare quel filo, impegnandosi per accogliere i bambini finiti in strada e cercare di reintegrarli nelle comunità di origine.
Il progetto CARE, grazie anche ai fondi dell’8×1000 della Chiesa Valdese, si concentra proprio sul coinvolgimento dei bambini in strada e la loro accoglienza temporanea nelle strutture di Kivuli, Anita’s Home e Ndugu Mdogo.
La prima azione è il lavoro in strada. Che per gli educatori di Koinonia si traduce in una mappa ben precisa, con 13 basi – cioè punti di ritrovo – tra la contea di Nairobi e quella di Kajiado: BS Base, Ngara, Gorong, Muthurwa, Bus Station, Riverside, Masketa, Check point, Kichaka Mbaya, Walokolo, Gateway, Kasavera e Karandini/Junction. Non arrivano con soluzioni preconfezionate: arrivano con del cibo, una partita di calcio, la costanza di tornare e tornare ancora. Sono assistenti sociali e counsellor e costruiscono relazioni di fiducia, offrono primo soccorso e studiano il percorso più adatto per ogni bambino, convincendoli con pazienza ad abbandonare la vita di strada. Il cambiamento non si impone, si accompagna. E nel frattempo si avvia la ricerca dei familiari, per valutare se e come sia possibile un ricongiungimento.
Trovare una famiglia richiede però tempo – settimane, a volte mesi. Un periodo in cui i bambini hanno bisogno di un luogo sicuro. È qui che entra in gioco la seconda azione: l’accoglienza transitoria nelle strutture di Kivuli, Ndugu Mdogo e Anita, dove i bambini trovano temporaneamente una casa e soprattutto chi si prenda cura di loro, dal supporto educativo, psicologico e sanitario, al reinserimento scolastico alle attività sportive.
CARE si inserisce in una cornice più ampia di intervento di Amani e Koinonia in Kenya. Una parte dei fondi, infatti, contribuisce a co-finanziare il programma NICE, il progetto triennale 2023-2025 curato da Amani con Cittadinanza, EducAid e Koinonia grazie al finanziamento dell’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo, per migliorare l’accesso all’istruzione dei bambini, aiutare il reinserimento in famiglia e affiancare i nuclei familiari nel percorso per l’indipendenza economica.
Il contributo della Chiesa Valdese ammonta a 30mila euro e sta quindi sostenendo, da giugno 2025 alla fine di maggio di quest’anno, il lavoro quotidiano che Amani e Koinonia portano avanti ogni giorno, in strada e nei centri di accoglienza per i bambini. Una vera boccata d’ossigeno più che mai preziosa, in un momento come questo in cui il costo della vita a Nairobi continua a lievitare ed è sempre più difficile far quadrare i conti: «La crisi economica e l’inflazione complicano la vita già difficile di chi vive negli slum della città», spiega Matilde Bisato, che lavora per Amani dall’autunno 2024 come assistente alla progettazione. A febbraio Matilde ha trascorso tre settimane a Nairobi: «Ho parlato con donne e ragazze che mi hanno mostrato prezzi raddoppiati nel giro di due anni: una confezione di assorbenti è passata da 20 a 40 scellini». Numeri piccoli ma un peso enorme per chi vive con pochissimo, e per chi cerca di stargli accanto.
Sapere che una parte dei fondi raccolti con l’8×1000 sostiene anche il lavoro di Amani e Koinonia non cambia le proporzioni del problema, ma aiuta a dare un senso a quello che facciamo e che possiamo fare. Anche, nel nostro piccolo, con una dichiarazione dei redditi.
Raffaella Ciceri, giornalista, volontaria di Amani dal 2007.